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Già nel Codice di Hammurabi più di 3600 anni fa furono promulgate regolamentazioni per chi operava sugli occhi: il medico doveva ottenere una retribuzione di 10 scicli per una cura ad esito positivo, mentre in caso di esito negativo gli si sarebbero potute tagliate anche le mani.
All'epoca ellenistica risalgono sia i primi studi accurati dell'anatomia dell'occhio con le prime operazioni di rimozioni della cataratta. Nel Medioevo il compito dell'oculista venne assunto dal cosiddetto "incisore della cataratta". Grazie ad un coltello speciale il cristallino opaco ("cataratta") veniva premuto all'interno dell'occhio, nella [camera vitrea]. Tale tecnica chirurgica, denominata ‘'depressione della cataratta'’, esponeva a frequenti complicazioni, soprattutto di ordine infettivo.

Johann Sebastian Bach morì in seguito ad un'operazione alla cataratta. Georg Friedrich Händel sopravvisse alla sua prima operazione, ma rimase cieco per tutta la vita. Fino al XVIII secolo l'anatomia e la modalità di funzionamento dell'occhio erano poco chiare. I principali studi sull'anatomia del bulbo oculare erano stati effettuati da Girolamo Fabrici d’Acquapendente (1537-1619), Marcello Malpighi (1627-1694) e Giovan Battista Morgagni (1632-1723), mentre quelli più significativi sulla fisiologia della visione erano di Cartesio (1596-1650) e Thomas Young (1773-1829) [3]. Solo a partire dal XIX secolo si scoprirono particolari delle strutture oculari grazie al frequente utilizzo del microscopio e nuove conoscenze sul funzionamento dell'organo visivo, sistematicamente utilizzabili per la terapia.

Nel 1800 Carl Gustav Himly coniò il termine oftalmologia.

 

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